Arrampichard - Menu



I NODI

GENERALITÀ

I nodi sono indispensabili per legarsi in cordata e per l'attuazione delle diverse manovre di corda quali ad esempio l'autoassicurazione e l'assicurazione al compagno, la giunzione di corde, il collegamento degli ancoraggi, le manovre e d’autosoccorso, ecc.

Essi devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

- devono essere di facile esecuzione e adattamento in qualsiasi circostanza e condizione;

- devono potersi sciogliere facilmente anche dopo essere stati sottoposti a forti trazioni o con corde bagnate;

- non devono sciogliersi spontaneamente.

Affinché il nodo possa svolgere correttamente la sua funzione, è necessario conoscerne alla perfezione l'esecuzione e la corretta applicazione nelle varie manovre , è anche necessario averne chiari i meccanismi di funzionamento ; ciò si può ottenere solamente esercitandosi continuamente e analizzandoli criticamente.

Occorre , cioè, ripetere l'esecuzione dei nodi sino a diventarne padroni e rifarli periodicamente per non dimenticarli. I nodi impiegati nella pratica alpinistica sono numerosi.

Tuttavia ne verranno illustrati solo alcuni dato che, per non creare pericolose confusioni, è importante in primo luogo conoscere molto bene il migliore di essi per ogni manovra. Per quanto riguarda i molti altri no di che esistono e possono essere utilizzati nella pratica dell'alpinismo è opportuno e prudente usare cautela nell'adottarli, basandosi sempre su un'attenta analisi delle loro caratteristiche e proprietà e procedendo dapprima a una sperimentazione controllata.


NODI DI USO GENERALE

Nodo delle guide con frizione

Il classico "nodo delle guide", che tutti conoscono, è ormai superato e non viene più usato perché, se sottoposto a trazione, si serra in modo tale che è molto difficile, a volte impossibile, scioglierlo. Ampio impiego ha invece il "nodo delle guide con frizione" (detto anche "nodo Savoia" o nodo a "otto"), perché ha il gran vantaggio di poter essere sciolto abbastanza facilmente, anche dopo essere stato sottoposto a forti sollecitazioni e può sostituire efficacemente quello semplice in tutti gli impieghi.

 

Nodo bulino

E' un nodo che ha molteplici applicazioni in varie manovre di corda; è di esecuzione abbastanza facile e offre notevoli vantaggi tra cui quello di poter essere sciolto facilmente anche se è stato sottoposto a forte tensione. Possiede anzi la tendenza a sciogliersi spontaneamente, per cui è necessario effettuare un nodo di blocco sul capo corto, ben accostato al nodo principale, per evitare tale inconveniente. E' utile saperlo eseguire in tutte le posizioni.

 


NODI DI COLLEGAMENTO DELLA CORDA ALL’IMBRAGATURA BASSA

Nodo a otto infilato

Si ottiene ponendo un nodo a otto sul ramo della corda che fa ingresso nell’imbracatura, ripercorrendo il medesimo nodo, in senso inverso, con il capo in uscita dall’imbracatura bassa. È il nodo di collegamento all’imbracatura di più facile esecuzione ed è quindi quello più frequentemente usato. Malgrado non abbia tendenza a sciogliersi spontaneamente è comunque opportuno, vista l’applicazione, fare sempre un nodo di blocco. Se sottoposto a forte tensione, risulta di difficile scioglimento.

 

Nodo bulino doppio o infilato

Si ottiene componendo un’asola di nodo bulino semplice sul rampo di corda che fa ingresso nell’imbracatura, ripassando il capo di corda in uscita dall’imbracatura dapprima nell’asola del bulino, quindi, in senso inverso, nelle stesse asole dell’imbracatura dalle quali proviene, ripercorrendo infine il bulino semplice, ottenendo così un nodo “infilato”. È un nodo di esecuzione meno semplice dell’otto infilato, e con una certa tendenza a sciogliersi spontaneamente; per quest’ultimo motivo richiede sempre un nodo di blocco ben eseguito.

 


COLLEGAMENTO DELL’IMBRACATURA COMBINATA

Per un’imbracatura combinata il requisito fondamentale è che la corda per congiungere cosciale e pettorale (solitamente alquanto distanti tra loro) non deve formare un unico anello il quale, in caso di strappo o caduta, provocherebbe un assetto scorretto dell’alpinista ed in particolare della colonna vertebrale. Il problema può essere efficacemente risolto legandosi alla parte bassa dell’imbragatura con nodo delle guide infilato, ed infilando la corda entro un piccolo anello di cordino, o un maillon rapid, collegato alla parte superiore dell’imbraco. Si deve calibrare opportunamente la lunghezza del nodo delle guide infilato, in modo che in caso di volo esso vada ad urtare contro l’anello di cordino impedendo la compressione del torace e scaricando allo stesso tempo la sollecitazione del volo sulla parte bassa dell’imbrago.


NODI PER ASSICURAZIONE ED AUTOASSICURAZIONE

Nodo barcaiolo

Universalmente usato per l’autoassicurazione. Per tale utilizzo, va sempre eseguito su moschettoni muniti di ghiera. Di veloce esecuzione, esso permette una rapida regolazione della distanza dell’autoassicurato dall’ancoraggio, e ciò, proprietà assai importane, senza mai staccarsi da esso. È importante saperlo fare velocemente in qualsiasi posizione e, in particolare, direttamente sul moschettone con una sola mano. Non deve essere utilizzato per applicazioni diverse da quella qui considerata quando possa essere soggetto ad elevate sollecitazioni, in quanto, per strozzamento, indebolisce fortemente la corda (nodo “autotranciante”).

 

Nodo mezzo barcaiolo

È sostanzialmente un freno e come tale viene usato in vari casi, come ad esempio quanto bisogna frenare una calata. La sua applicazione di gran lunga più importante, peraltro, è per effettuare l’assicurazione dinamica. È stato adottato come tale dall’UIAA e ad esso si fa esplicito riferimento nelle norme EN (moschettone di tipo H). Può essere quindi considerato nella pratica alpinistica il nodo più importante ed è perciò assolutamente necessario saperlo eseguire in modo veloce e corretto anche con una sola mano e comunque direttamente entro il moschettone. Dovendo essere utilizzato in manovre in cui è fondamentale che funzioni perfettamente, al suo apprendimento va dedicato il dovuto impegno, anche perché, soprattutto le prime volte, è facile sbagliarlo. Alla sua corretta esecuzione, così come al suo corretto utilizzo, va posta la massima attenzione anche da parte di chi ne ha già acquisito esperienza. Nella figura seguente, che ne illustra l’esecuzione, viene indicato con A il capo di corda carico, che riceve lo strappo in caso d i caduta dell’assicurato, primo o secondo di cordata che sia, o che deve sostenere il peso in caso di calata o altre manovre; con B viene indicato il capo di corda libero, tenuto da chi trattiene (o cala). Il nodo mezzo barcaiolo è composto d i due asole, una aperta e una chiusa. Infilata la corda entro il moschettone (asola aperta), l’asola chiusa va sempre eseguita con il capo B, nel modo indicato in figura (e cioè inserendo tale asola nel moschettone dopo avere effettuato una mezza rotazione nel verso evidenziato); ciò permetterà al capo A, cioè quello da cui può provenire la sollecitazione, di trovarsi sempre dalla parte dell’asse maggiore (senza leva di apertura) del moschettone, onde garantire la condizione ottimale di funzionamento del moschettone stesso. Il nodo così ottenuto va usato, a seconda della direzione di movimento di chi arrampica, per dare corda (al primo di cordata, in casi particolari al secondo) o per recuperarla (dal secondo di cordata, in casi particolari dal primo); per passare dall’un a all’altra condizione il nodo va rovesciato attorno al moschettone. Il nodo va dunque eseguito e poi portato nella posizione corretta caso per caso (vedi figura seguente). Il rovesciamento deve avvenire senza pericolo di bloccaggio. Per questo bisogna evitare di usare moschettoni con angolo di lavoro acuto, in quanto si renderebbe difficoltoso il ribaltamento del nodo (specialmente con corde semplici) e in caso di caduta si potrebbe di conseguenza produrre strozzamento e addirittura rottura della corda. Dovranno essere usati perciò moschettoni con l’angolo di base quanto più aperto possibile (i cosiddetti a pera) e sempre muniti di ghiera, per evitarne l’apertura accidentale, cioè moschettoni del tipo H. Il nodo deve sempre essere manovrato con due mani, u na sul capo A e l’altra sul capo B.

 

Asola di bloccaggio

Permette di bloccare (e successivamente, se necessario, liberare) lo scorrimento del nodo mezzo barcaiolo nel caso che la corda entri in tensione, ad esempio per effetto della caduta di un alpinista che rimane quindi appeso alla corda, permettendo in tal modo all’assicuratore di poter liberare entrambe le mani. Data la sua gran utilità è necessario saperla eseguire bene e velocemente in ogni posizione. Per maggiore sicurezza è opportuno eseguire sempre anche la controasola, cioè un nodo di blocco che evita il rischio di disfare l’asola con una trazione involontaria del capo di corda che ne esce. L’esecuzione dell’asola di bloccaggio con la relativa controasola si effettua come mostrato nelle figure che seguono, dove si è indicato, come già nella figura precedente, con A il capo di corda che sostiene il carico e con B il capo di manovra. Per sciogliere l’asola è sufficiente tirare con forza il capo B ( ovviamente dopo avere sciolto la controasola).


NODI AUTOBLOCCANTI

Generalità

I nodi autobloccanti sono in generale ottenuti avvolgendo, con o senza l’interposizione di un moschettone, più spire di cordino attorno alla corda. Vengono di seguito descritti i più importanti e più efficienti, al cui uso è normalmente opportuno limitarsi: esistono infatti numerosi altri nodi di questo tipo e numerose varianti, ma occorre fare molta attenzione alle loro caratteristiche, che spesso non li rendono a deguati all’uso alpinistico. Un nodo autobloccante ha la proprietà di scorrere se impugnato in corrispondenza dei giri di cordino che lo formano e di bloccarsi automaticamente se sottoposto a trazione applicata all’asola che da esso esce. Ai fini della tenuta, il numero delle spire deve essere scelto in funzione della differenza di diametro esistente fra corda e cordino, e precisamente deve essere tanto più alto quanto più piccola è la differenza fra i diametri. Il numero delle spire deve essere inoltre aumentato qualora i materiali utilizzati (corde e cordini) siano più rigidi della norma (ad esempio per effetto del gelo). Agli effetti della scorrevolezza dell’autobloccante sulla corda, è buona norma non segnare la metà e i quarti della medesima con giri d i nastro adesivo per non provocare il bloccaggio del nodo nei punti segnati, determinando in tal modo delle situazioni che possono risultare pericolose.

Nodo prusik

È il più classico ed antico dei nodi autobloccanti. Si esegue con uno spezzone di cordino di diametro preferibilmente non inferiore a 7 mm (se inferiore, solo in kevlar o dynema), come un comune nodo a strozzo, avvolgendolo due o più volte intorno alla corda prima di stringerlo accuratamente. Si consiglia di evitare un numero di giri tanto elevato da provocare il bloccaggio sotto carico del nodo, con conseguente difficoltà di bloccaggio e di scorrimento lungo la corda a nodo scaricato. Generalmente il prusik si esegue con un anello preformato di cordino della lunghezza di 70-80 cm. Durante l’esecuzione del nodo ci si deve assicurare che i giri sulla corda non si accavallino tra loro e siano esattamente disposti come indicato nella figura che segue. Il prusik ha la proprietà di essere autobloccante in tutte e due le direzioni (bidirezionale). Il nodo di giunzione del cordino deve risultare in posizione tale da non interferire con il meccanismo di bloccaggio e da non ostacolare l’applicazione del carico. Il nodo prusik si presta indifferentemente a tutti i tipi di utilizzo, garantendo una efficace tenuta anche su corde bagnate.

Nodo machard

È realizzabile con una sola asola cui applicare il carico, ovvero con due asole di cordino (vedi figura seguente). Con un’asola blocca in una sola direzione (unidirezionale), con due asole blocca in ambedue le direzioni, come il prusik. Possiede la proprietà di funzionare anche quando viene eseguito con uno spezzone dello stesso diametro della corda, purhcè si realizzino almeno quattro spire. Su corde ghiacciate è consigliabile effettuarlo con una sola asola. Con due asole, grazie alla facilità di bloccaggio, è consigliato come autobloccante di sicurezza nella discesa a corda doppia, per la risalita sulla corda e per le manovre di recupero da crepaccio.


NODI DI GIUNZIONE

Servono per unire tra di loro singole estremità di corde, cordini e fettucce o per unire due corde per la calata in corda doppia, o ancora, per formare anelli chiusi di cordino e di fettuccia.

Nodo semplice o galleggiante

Viene usato soprattutto per collegare due corde da utilizzare per la calata in corda doppia, in tale caso, infatti, rispetto agli altri nodi di giunzione, si posiziona sempre sul lato di corda non aderente al terreno, riducendo così il pericolo di incastro nelle fessure. Questo nodo, appena realizzato, va sempre stretto con forza un capo alla volta, e controllato SEMPRE prima dell’utilizzo. Per la corda doppia, lasciare sempre almeno 30 cm. tra il nodo e le due estremità di corda.

 

Nodo a contrasto doppio o nodo doppio inglese

Viene generalmente usato per congiungere spezzoni di corda, anche se di differente diametro, e per formare anelli chiusi di cordino (in kevlare, nylon o dynema), soprattutto per il collegamento degli ancoraggi di sosta. La costruzione è molto semplice.

 

Nodo copiato o nodo fettuccia

Questo nodo è l’unico che garantisce un’unione sicura di fettucce (per cui è detto anche nodo fettuccia). È caratterizzato da semplicità di costruzione ed efficace bloccaggio, inoltre può essere usato anche per formare anelli chiusi di cordino. L’esecuzione è abbastanza semplice: si forma vicino ad un ’estremità un nodo semplice senza stringerlo e con l’altra estremità lo si ripercorre completamente in senso inverso. È indispensabile, per evitarne l’accidentale scioglimento (con l’uso tende a scorrere), stringere con forza il nodo, tirando un capo alla volta, controllarne periodicamente lo stato e, una volta tensionato, lasciare almeno 5 cm. per i cordini e le fettucce e 10 cm. per le corde, tra le estremità libere e il nodo.

 


CONSIDERAZIONI FINALI

A conclusione dell’argomento, bisogna ricordare che tutti i nodi, anche se in misura leggermente diversa, indeboliscono la corda, il cordino o la fettuccia su cui sono eseguiti. Infatti, in prossimità di un nodo in una corda sottoposta a carico, si generano delle compressioni tali che fanno sì che la corda si rompa a carichi molto inferi ori rispetto a quelli nominali. Pur essendo, come già detto, questo effetto diverso in dipendenza del tipo di nodo (e del fatto che sia eseguito su fettuccia o cordino), si può dire cautelativamente che la resistenza di una corda (cordino o fettuccia) risulta essere ridotta a circa il 50% di quella nominale. Per esempio, un cordino di 8 mm di diametro che ha un carico nominale di rottura di 12,8 kN presenta, con un nodo, un carico di rottura di circa 6,4 kN. A causa di questa riduzione, un anello di cordino o fettuccia (che ha due rami ed un nodo) presenta lo stesso carico di rottura di un solo ramo senza nodo. Si rimanda, per una analisi più completa degli effetti dei diversi nodi sulla rottura di fettucce e cordini, alla letteratura specializzata.


Elenco dei Nodi usati in alpinismo

 (versione bilingue)

 

 

 

NODI GENERICI

 BASIC KNOTS

nodo semplice

 overhand knot

nodo a otto

 figure of eight knot

nodo piano

 reef knot

 

GASSE

 LOOPS

nodo bulino

 bowline knot

nodo delle guide semplice

 overhand loop

 

NODI DI GIUNZIONE

 JOINING KNOTS

nodo delle guide semplice (con due corde)

 overhand knot (with two ropes)

nodo delle fettucce

 water knot

nodo del pescatore

 fisherman's knot

nodo inglese (doppio)

 grapevine knot

 

NODI DA IMBRACO

 HARNESS KNOTS

nodo bulino ripassato

 bowline knot re-threaded

nodo delle guide con frizione (doppio)

 figure of eight loop

 

NODI D'ASSICURAZIONE

 BELAY KNOTS

nodo barcaiolo

 clove hitch

nodo mezzo barcaiolo

 Italian hitch

mezzo barcaiolo con asola di bloccaggio

 Italian hitch with blocking loop

 

NODI AUTOBLOCCANTI

 FRICTION KNOTS

nodo prusik

 Prusik loop

nodo machard

 the Kleimheist